India: appunti per un viaggio sostenibile

fiera-internazionale-indiaLo scorso aprile Elisa e Marino hanno visitato insieme l’India, in occasione di una fiera turistica internazionale. Durante il viaggio Marino ha preso alcuni appunti, che condividiamo su queste pagine perchè ci sembra facciano respirare la vera atmosfera di questi luoghi.

Agra

Caotica e popolosa città (1,5 milioni) che deve la sua fama allo straordinario Taj, “una lacrima sulla guancia dell’eternità” (R. Kipling). Situata lungo il corso del sacro Yamuna, sorprendente e vitalissima. Visitiamo il maestoso e monumentale Agra Fort. E’ uno dei forti moghul più belli di tutta l’India, così recitano le guide ad uso e consumo dei numerosissimi torpedoni che incrociamo ad ogni metro.

Moltissimi bus, moltissimi turisti intruppati dai tour operator in una assurda fruizione di un monumento che andrebbe vissuto in religiosa contemplazione e silenzio.

Architettura decisa, ma preziosa ed elegante, all’esterno arenaria rossa che si mescola, all’interno, con il marmo bianco. Shah Jahan, l’imperatore ideatore del Taj, fu qui rinchiuso dal figlio Aurangzeb. Un dedalo di giardini ed edifici, moschee, tombe, alloggi tra cui il palazzo dove fu imprigionato Jahan: solo da qui poteva scorgere in lontananza il profilo immacolato della sua creazione e la tomba del’amata Mumtaz.

Agra-TajEcco, arriviamo al Taj. Abbiamo poco tempo, dovremmo dedicarci un’intera giornata con una guida preparata e innamorata. Tantissima gente in religioso pellegrinaggio verso uno dei monumenti più famosi del mondo. Moltissimi indiani, qualche singolo turista e tanti gruppi organizzati.

Entriamo dalla porta orientale. Ci fermiamo a un chilometro dall’ingresso. Solo i veicoli elettrici sono autorizzati ad avvicinarsi per evitare l’impatto inquinante dei gas di scarico sul marmo bianco.

Secondo molti il Taj soffre, sprofonda lentamente nel letto del fiume. Nel 2002 è stato oggetto di un intervento di restauro con uso di antiche tecniche (argilla, cereali, latte e calce) che hanno ripulito e portato al suo antico splendore il marmo.

Mumtaz Mahal morì nel 1631 (mentre partoriva il suo quattordicesimo figlio), il marito imperatore in poco tempo divenne pazzo per il dolore e impiegò 8 anni per costruire una tomba degna dell’amore per Mumtaz. Vi lavorarono 20.000 persone, architetti proveniente da ogni angolo della terra. Marmo intagliato con intarsi di pietre dure e pietre semipreziose. La sua posizione rialzata fa si che il suo unico sfondo sia il cielo.  Due edifici laterali (moschee) in arenaria rossa conferiscono una preziosa simmetria a tutto il complesso. Il placido scorrere del fiume Yamuna, sul retro, offre un’altra visione del Taj, fortemente carica di atmosfera e di amore.

Varanasi-Benares

Voliamo da Delhi a Varanasi in circa 2 ore. L’impatto con la città (2 milioni di abitanti) è molto forte. Ed è vero quello che si legge nelle guide. Non è una città qualunque. Ancora India, confusione, caos babelico, odori acri e forti, caldo. Ma si avverte qualcosa in più, insieme alla miriade di commerci che fioriscono ad ogni angolo e alla moltitudine di gente che  affianca gli occidentali per proporre ogni tipo di souvenir.

abluzione-sacra-nel-gangeVaranasi è “il cuore pulsante dell’universo indu”.

Le case si dispongono caoticamente lungo il fiume, ci si può perdere, ma basta affacciarsi verso l’acqua per individuare il punto esatto in cui ci troviamo. Ogni gath ha una sua destinazione, ci sono quelli rituali, in cui si svolgono le cerimonie (una al tramonto e una all’alba) e quelli destinati alle cremazioni.

Le cremazioni, incessanti, seguono in rituale preciso e coinvolgono tutti i familiari del defunto, prima, durante e dopo.

In prossimità del gath principale destinato alla cremazione, ovunque si vedono enormi cataste di legna: si può portare solo via terra mai dal fiume, viene acquistata dai familiari del defunto in quantità sufficiente in relazione al peso del corpo da cremare.

Suggestiva è la cerimonia serale in cui 7 bramini intonano le preghiere che coinvolgono una moltitudine di pellegrini proveniente da tutto il paese, adagiata caoticamente lungo i gath. L’alba, la rinascita della luce ha la sua magia assoluta … mentre i fuochi della purificazione bruciano incessantemente.

Siamo in una delle sette città sacra agli indu, forse la più rappresentativa dell’universo religioso indiano. E’ considerata anche una delle città più antiche del mondo. Una città sacra edificata sopra il sacro fiume. I gath scendono dolcemente verso le acque. A  Varanasi un contatto (un bagno o le abluzioni) con il Gange purifica e libera dalle imperfezioni.  Morire a Varanasi è il massimo per gli indu. Qui si ottiene la moksha, la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni (il samsara).

 

 

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